In libero Stato

La Prima Cosa Bella (Ita, 2010) di Paolo Virzì

28 gennaio 2010 · Lascia un commento

Recensione tratta da cineblog.it

In un’Italia sempre più sfiduciata, astiosa, in cui ribollono sentimenti contrastanti, risentimenti più o meno evidenti e picchi depressivi inquietanti, Virzì ha trovato forza e coraggio per questo suo ultimo film, completamente differente da quelli che l’hanno preceduto. Tornato nella Livorno di Ovosodo, da cui lo stesso regista fuggì anni fa, Virzì porta in sala una storia per certi versi ‘autobiografica’, vissuta sulla propria pelle, attraverso inquietudini adolescenziali e fughe dalla piccola città che poche speranze e aridi sogni riusciva a trasmettere.

Viviamo così la storia di Bruno, primogenito di Anna, donna bellissima, un po’ svampita, frivola, vitale e solare, eletta “mamma più bella” nello stabilimento più popolare di Livorno. Una fascia da “Miss” tanto inattesa quanto maledetta, visto lo scompiglio che porta all’interno della famiglia, da allora in preda a peripezie di ogni tipo. Bruno e la sorellina Valeria seguono così la madre in giro per l’Italia, tra sogni infranti e speranze mai colmate, facendole da scudo protettivo, finendo però per rovinarsi l’intera esistenza, fino alla quasi obbligata riconciliazione, perchè al mondo, obiettivamente, non c’è cosa più bella di chi ti ha messo al mondo…

Colpi di scena simpatici e commoventi, una storia che si costruisce minuto dopo minuto, svelando pian piano quanto seminato in precedenza, il tutto raccontanto attraverso personaggi di ferro, scritti con forza da Francesco Bruni, Francesco Piccolo e lo stesso Paolo Virzì. La Prima Cosa Bella è quanto da anni il cinema italiano cercava con forza e dedizione, staccandosi dalla tipica ‘commedia all’italiana’, per riportare in sala un cinema che pensavamo dimenticato e abbandonato, ovvero quello più raffinato, riuscito, quello più sentito, più nostro, più amato ed ammirato, quello di ‘una volta’. Tutto questo, va detto, lo dobbiamo ad un regista sempre più bravo, capace e sorprendente, a cui il nostro cinema dovrebbe iniziare a fare un piccolo monumento.

Colorando la pellicola di un bellissimo giallo vintage, splendido nel suo essere retrò, Virzì la riempie di personaggi e storie, che ruotano tutte intorno a lei, Anna Ningiotti in Michelucci, autentico ‘cuore di mamma’ interpretata da una bellissima Micaela Ramazzotti, da giovane, e da una magistrale Stefania Sandrelli, quando il film torna ai giorni nostri. Incredibilmente somigliante nelle espressioni del viso e nei movimenti, la prima convince nel dover portare in sala la seconda da ragazza, illuminando lo schermo e la storia stessa attraverso la propria svampita solarità.

Costruendo personaggi complessati, depressi e terribilmente insicuri, Virzì affida alla forza di questa donna l’elisir per poter andare avanti, per riuscire ad alzarsi sempre e comunque, arrivando a compromessi e rimboccandosi le maniche, fino ad arrivare al liberatorio e rigenerante bagno livornese, da cui rinascere quasi come nuovo, in una città odiata dal protagonista ma incredibilmente affascinante grazie ai colori e alle splendide ricostruzioni dell’epoca fatte dagli scenografi e dai costumisti.

A meritarsi un sentito applauso l’intero cast, essendo un film corale, dove anche i personaggi apparentemente di contorno riescono a convincere nella loro costruzione. Diverso da come l’avevamo sempre visto, Valerio Mastandrea merita oramai di concorrere per il titolo di ‘attore più bravo d’Italia’, almeno tra quelli della sua generazione. Il suo Bruno perennemente stordito, con il male di vivere, in cerca di aiuti farmaceutici, che bofonchia ed è incapace di divertirsi, è semplicemente straordinario, così come autentici passi da giganti ha fatto Claudia Pandolfi, sorella minore ‘abbandonata’ dal fratello, sposa prima dei 20 anni con un uomo che non sopporta e con una madre incapace di trovare pace, da accudire e a cui volere bene. I due, insieme, fanno faville, toccando vette elevatissime in una delle scene finali, dove una lacrima non potrà che apparire sul vostro commosso ma felice volto. Intorno a loro ruotano però tanti attori capaci, mai fuori posto e soprattutto mai inutili, con precisi scopi all’interno della storia, che potremmo definire quasi ‘l’Amarcord’ livornese di Virzì, che con forza ha però rifiutato quest’appellativo, in realtò non del tutto inappropriato.

Un Virzì che dimostra ancora una volta di essere un regista con una precisa idea di cinema, tecnicamente preparato, mai banale e sempre pronto a regalare al pubblico in sala quell’inquadratura a cui il cinema italiano raramente è preparato, vista la pochezza a cui troppo spesso siamo abituati, con attori chiamati a recitare davanti a macchine da presa immobili e continui primi piani maledettamete televisivi. La Prima Cosa Bella tocca le corde delle emozioni più profonde, presenti in ognuno di noi, grazie ad una storia che chiunque potrebbe aver vissuto in prima persona, traendo la propria forza proprio da questa voluta semplicità, che parte dai favolosi e mai dimenticati anni 70, passando per i set estivi a Castiglioncello di Risi e Mastroianni, per arrivare fino ai giorni nostri. Presi da un’ondata di commozione, però felice e gioiosa, si esce dalla sala distrutti dalle lacrime, cantando “la prima cosa bella, che ho avuto dalla vita, è il tuo sorriso giovane, sei tu“, pensando e ripensando al commovente sorriso di una magnifica Sandrelli, bellissima mamma tricolore, regalata dal miglior Virzì di sempre. Questo è il cinema italiano di cui dobbiamo andare fieri. Imperdibile

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La posta di Serra

23 gennaio 2010 · Lascia un commento

CARO SERRA,
sono uno studente laureando di 23 anni. La settimana scorsa ho letto la lettera del mio coetaneo Daniele Gangemi, che – “stufo delle considerazioni pessimistiche sul nostro paese” – invocava di stringere i denti e lottare per crearsi un futuro qui in Italia e non all’estero. Il problema fondamentale, però, è che in Italia, a livello pratico, ci sono davvero poche possibilità per costruirsi un futuro semplicemente dignitoso. Tutti possiamo mostrarci coraggiosi e ostinati nel voler restare a casa senza migrare verso paesi freddi e lontani come Olanda, Germania o Inghilterra; ma poi, quando si entra nel mondo del lavoro italiano, quello che ci viene offerto è molto spesso deprimente, sottopagato, avvilente! Io ho trascorso un periodo lavorando all’estero e poi ho scelto di tornare nella mia città per dare un’ultima chance al mio Paese: ho voluto accertarmi della situazione “reale” italiana, prima di optare per l’emigrazione. Mi sono totalmente ricreduto: tutto il settore pubblico è in mano a concorsi SEMPRE pilotati da raccomandazioni; le imprese private sopravvivono alla crisi assumendo stageur non pagati che poi verranno sostituiti con altri, bloccando ovviamente le assunzioni; l’affitto delle case è troppo alto rispetto ai bassissimi salari offerti agli under 35. I problemi sono tanti, alcuni giovani sicuramente troveranno una sistemazione accettabile, tanti altri, invece, saranno costretti ad accontentarsi di quello che trovano per evitare di emigrare. Mi chiedo, ma stringere i denti vuol dire questo? Insomma, “ essere ostinati” consiste in una rivoluzione o nella mera accettazione della triste realtà italiana?

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Aforismi di Che Guevara

10 gennaio 2010 · Lascia un commento

Che Guevara diceva: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”
Ernesto Che Guevara è morto giovane, all’età di 39 anni.

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Correva l’anno 2009

31 dicembre 2009 · 2 commenti

Correva l’anno 2009 – Tra somme e sottrazioni di un anno andato, cose fatte e quelle ancora da farsi, un altro pezzo della mia storia è stato scritto tra gli strati della mia memoria, i miei ricordi. Un insoddisfatto è un’anima in pena che vaga verso l’infinito sperando di arrivare a quel punto finale chiamato “felicità”. In continuo cammino verso una meta che cambia man mano che ci spostiamo, aspettiamo uno scopo parzialmente indefinito, il fine supremo privo di forma. Come ricercatori d’oro noi, figli della modernità, ci incamminiamo rispettando sempre il principio di autodeterminazione, sarò ciò che vorrò, farò quello che riterrò giusto, diventerò quello che ho sempre sognato. Siamo noi al centro e i nostri desideri realizzabili e impossibili ci guidano in questa partita del “gioco del mondo”.
Anche quest’anno ho partecipato al gioco e in futuro quando rammenterò dell’anno trascorso potrò dire che è successo questo e questo, ho conosciuto nuove persone incredibili, ho visitato certi posti che non avrei mai pensato di vedere, ho vissuto in contesti e situazioni così differenti tra loro difficili da spiegare e da paragonare. Quando parlerò di tutto questo, dirò che ho vissuto un’ottima annata e correva l’anno 2009.
Buon anno.

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Buon Natale 2009!

25 dicembre 2009 · Lascia un commento

Auguri di buon Natale a tutti i miei pochi, ma fedelissimi, lettori.
Nonostante l’attentato subito dal Papa, spero che questo tremendo clima di tensione non sia entrato dentro le vostre case.
Per la cronaca: la ragazza che avrebbe attentato alla vita del Pontefice voleva semplicemente abbracciarlo, ma sbilanciatasi perchè trattenuta da una guardia lo avrebbe fatto inciampare. E’ chiaro, però, che a fatto appena accaduto, nessun giornalista prima di dare la notizia si è posto la domanda se si trattava di un incidente o di atto criminoso.
Ancora tanti auguri.
G.

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I postumi di un attentato

14 dicembre 2009 · 2 commenti

Attentato!!
Ma quanta ipocrisia di fronte all’incidente capitato al nostro Presidente del consiglio?
E’ vero che in democrazia non è con il lancio di oggetti che si risolvono i problemi, ma non capisco perché a parte Di Pietro, che ha mantenuto un posizione coerente, tutti gli altri esponenti dell’opposizione si sono uniformati al cordoglio verso il premier. Come se oggi il conflitto politico in Italia riguardasse solo gli schieramenti di destra e sinistra pronti a unirsi in caso di “incidenti straordinari”. Nossignori, in questi ultimi mesi ho assistito – e nel mio piccolo ho anche partecipato – a una vero e proprio conflitto senza precedenti. Uno schieramento, non solo politico, che si è scagliato contro un governo indecente, monarchico e irrispettoso verso le istituzioni e la stampa. Un governo che ha fatto dell’assolutismo e del consenso popolare il proprio cavallo di battaglia per cercare di risolvere tutti i processi penali che coinvolgono il “solito” sospettato, ahimè ancora incensurato. Silvio Berlusconi è un premier che rifiuta il pluralismo e da alcuni mesi ha preso il controllo anche del telegiornale più seguito d’Italia.
Dopo aver infangato le fondamenta della nostra Costituzione, Berlusconi non ha preso alcun provvedimento economico rilevante e necessario per avversare la crisi. Molte fabbriche hanno chiuso e tante altre chiuderanno, la disoccupazione e il precariato rischiano di metterci in ginocchio e i fondi alla ricerca – unica possibilità per il futuro – sono stati per un’ennesima volta ridotti. Il disagio sociale che vivono tanti concittadini è alto: questo si percepisce moltissimo in strada, soprattutto tra i giovani. I “veri” problemi, ovviamente, non vengono raccolti dai media che hanno il compito di dare un’immagine molto più rosea della nazione, tenendo alto il consenso popolare in favore dell’esecutivo.
La persona aggredita ieri è la stessa di cui chiedevano le dimissioni un milione di italiani il 5 dicembre in Piazza S. Giovanni a Roma. Il Premier italiano ha rappresentato e rappresenta una minaccia per la democrazia e in generale per tutto lo sviluppo economico sociale e culturale del Paese.
Non è giusto che venga picchiato, le maniere forti sono inefficaci quanto ingiuste, però occorre mantenere un linea sempre molto dura, così come abbiamo sempre(?) fatto in questi ultimi mesi. Berlusconi è una persona pericolosa e tanto nociva che non credo meriti tutto quel rispetto mostrato dalla sinistra italiana, stampa inclusa.

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Derek Walcott: Tempo verrà in cui…

12 dicembre 2009 · Lascia un commento

Oggi non ho molto da dire, sono abbastanza annoiato delle ultime vicende italiane,
e invidioso di politici che invece di essere indagati vincono il Nobel per la Pace con tanto di discorso dai mille applausi.
Risfoglio così un libro di poesie, e pubblico questa di Derek Walcott:

Amore dopo Amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

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La principessa e il rospo da baciare

9 dicembre 2009 · Lascia un commento

di EUGENIO SCALFARI

TRA domenica e lunedì scorso nel circuito mediatico è accaduto un fatto strano: i principali giornali stranieri, televisivi e stampati, hanno dato notevole rilievo alla deposizione del pentito mafioso Spatuzza che chiamava in correità Berlusconi e Dell’Utri; i principali giornali e “talk show” televisivi italiani titolavano la cronaca di quell’argomento ma avevano come obiettivo politico Pier Luigi Bersani, accusato di irresolutezza e d’incapacità a risolvere i tanti guai che affliggono il nostro paese. Sembrava si fossero dati un vero e proprio appuntamento Giuliano Ferrara sul “Foglio”, Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera”, Luca Ricolfi sulla “Stampa”, per non parlare che dei maggiori.

Stonava soltanto l’”Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani, che titolava insolitamente a tutte colonne sulla tardiva e insufficiente retromarcia di Vittorio Feltri sul caso Boffo: dopo averlo linciato fino a provocarne le dimissioni, Feltri ammetteva che i documenti da lui portati come prova di omosessualità del direttore del giornale cattolico erano falsi. Se ne dispiaceva. Del resto il risultato ormai era stato ottenuto e Boffo era stato sbalzato di sella.

Segnalo questa difformità dell’”Avvenire”, contemporanea alla campagna virulenta della “Padania” contro l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, reo agli occhi dei leghisti d’aver rimarcato che a Milano c’è poca carità cristiana e d’avere ancora una volta raccomandato umanità nei confronti degli immigrati.

Ma torniamo al tema più propriamente politico che ha avuto le sue premesse nella deposizione di Spatuzza e nel corteo dei giovani “viola” di sabato scorso. Di qui il “pressing” sul segretario del Pd: si decidesse a dialogare con la maggioranza sulle riforme, a cominciare dalla giustizia, e i problemi italiani sparirebbero d’incanto. Ma lui non si decide. Forse vorrebbe ma non può. Perché non può?

È evidente: non può perché una minoranza di arrabbiati glielo impedisce. Gli arrabbiati sono vecchi comunisti impenitenti, abituati a dir sempre no, a vedere tutto il male solo da una parte, a ritenersi moralmente superiori; ma non solo comunisti, anche vecchi azionisti, anticlericali incalliti, antiamericani, antifascisti a 24 carati. Gente che conta niente, complottardi, moralisti. Perennemente indignati.
Naturalmente c’è chi mantiene alto il livello di indignazione per professione: giornali faziosi che utilizzano la faziosità per guadagnare copie, giornali che hanno in testa soltanto Berlusconi, giornalisti per i quali Berlusconi è una droga eccitante, un elemento allucinogeno che essi assumono e diffondono a getto continuo tra i loro lettori. Dal caso di Noemi Letizia in poi, passando per Patrizia D’Addario e approdando infine a Spatuzza e alla marcia dei “viola”. Antitaliani. Giustizialisti. Raccontano ogni giorno un paese che non c’è. Bloccano l’opinione pubblica – nazionale e internazionale – sul “gossip” d’un leader che ha il solo difetto d’essere esuberante e innumerevoli pregi al servizio del paese. Purtroppo non lo fanno lavorare. Dunque sono loro i veri, gli unici colpevoli. Bisogna isolarli.

Il ragionamento, come si vede, ha un suo sviluppo: giornali faziosi eccitano una minoranza di arrabbiati; questa minoranza è in grado di frenare il leader del Pd; questi vorrebbe dialogare ma ne è impedito; in mancanza di quel dialogo il premier non può governare perché un gruppo di magistrati faziosi glielo impedisce; per conseguenza il governo è bloccato. In sostanza un granello di sabbia ha immobilizzato la macchina della politica.

Questo racconto della situazione italiana è affascinante. Sembra una favola, ce ne sono tutti gli elementi: un principe operoso, il filtro d’un folletto o d’una strega che lo trasforma in un rospo, un lupo cattivo che vuole mangiare la nonna. La parte assegnata a Bersani è quella d’una bella fanciulla che dovrebbe baciare il rospo per dissipare il sortilegio.
Caro Pier Luigi, mi spiace per te ma la tua parte nella favola è proprio quella, la bella fanciulla che bacia il rospo. Certo ci vuole stomaco per baciare un rospo schifoso, ma tu lo stomaco ce l’hai e dunque fallo, per il bene di questo paese che il principe operoso e capace di governarlo l’ha trovato. Tu solo puoi interrompere il sortilegio e assicurare il lieto fine.

* * *

Ho la vaga sensazione che a noi di “Repubblica” sia assegnata la parte del lupo cattivo. Giuliano Ferrara mi tira in ballo personalmente e mi domanda come sia stato possibile che, dopo aver organizzato cinquant’anni fa i convegni degli “Amici del Mondo” insieme a Mario Pannunzio e a Ernesto Rossi, sia finito nella compagnia del bordello.

Di solito Ferrara con me è gentile, questa volta è stato ruvido, segno che il richiamo all’ordine è stato perentorio. Rispondo così: il bordello non è a “Repubblica” ma a Palazzo Grazioli. “Repubblica” non si è occupata del bordello ma delle bugie del premier. La denuncia del bordello è stata fatta dalla Fondazione “Farefuturo” (patrocinata da Gianfranco Fini) e dalla signora Veronica Lario, comproprietaria del giornale diretto da Ferrara.

Può mentire spudoratamente un presidente del Consiglio che si rivolge al paese dalla televisione pubblica? Può reiterare le menzogne? Può indicare alla gogna i giornali che gli pongono domande più che legittime? Può insultare e incitare a non leggere quei giornali e a boicottarli pubblicitariamente? Può denunciarli al magistrato per aver fatto quelle domande?

Quanto ai “pedigree”, per quanto mi riguarda io sono appunto partito dal “Mondo” e arrivato a “Repubblica” passando dall’”Espresso”; come percorso non mi sembra male. Ferrara è partito da Giorgio Amendola ed è arrivato a Berlusconi passando per Craxi. Non giudico, non ne ho alcun titolo. Dico soltanto “Unicuique suum”, che vale per lui quanto per me.

* * *

Il ragionamento di Galli della Loggia è diverso ma in sintonia. C’è sempre di mezzo il lupo cattivo, che certo dev’essere un diavolaccio di lupo se riesce da solo a combinare tanti guai. Ma il problema da risolvere è Bersani. “Il rinnegato Bersani”. Rinnegato dal milione di giovani vestiti di viola che si domandavano: perché Bersani non è qui? A loro quell’assenza dispiaceva. A della Loggia invece ha fatto molto piacere. Perché? Risposta: perché lo slogan del corteo era: “Berlusconi dimettiti”. Bersani non è andato per non marciare sotto quello striscione. Bravo Bersani. Berlusconi infatti deve governare.

Bene. Penso anch’io che debba governare. Il guaio è che non governa. Non governa da quando si è insediato a Palazzo Chigi nel maggio 2008. Ma non aveva governato neppure nei cinque anni 2001-2006. Infatti i problemi stanno ancora tutti lì, anzi sono peggiorati. Dobbiamo rifarne l’elenco? Rifacciamolo: il debito pubblico non solo non è diminuito ma è aumentato; la pressione fiscale idem; l’entità della spesa corrente idem; il deficit idem; le infrastrutture sono sempre al palo, parliamo ancora di quelle del famoso contratto con gli italiani stipulato a “Porta a Porta” nella campagna elettorale del 2001. Sono ancora tutti lì, inaugurazioni e tagli di nastri a bizzeffe, opere compiute neanche mezza.

Poi c’è il bordello della Sanità, il bordello della Scuola, il bordello dei Beni culturali. Quanti bordelli, caro Ferrara, e tutti dalle vostre parti. E questa sarebbe la politica del fare? Infine le riforme istituzionali e quella della giustizia.

Io sono amico di Bersani. Ha molte qualità. Tra le quali ci metto anche quella di non essere gladiatorio. E non ha la lingua biforcuta, che adesso va invece molto di moda. Ci sono fior di politici che cambiano versione a seconda del giornale che li intervista, anche a distanza di ventiquattr’ore. Ma lui no.

Sulla giustizia ha detto questo: pronto a discutere tutti i miglioramenti necessari affinché il servizio pubblico migliori, a cominciare dalla lunghezza intollerabile dei processi. Ma niente leggi “ad personam”, niente “processo breve”, niente Lodo Alfano, insomma niente salvacondotti.

Tra i pregi e i difetti del rinnegato Bersani c’è anche la testardaggine. Per me è un pregio. Salvacondotti non ne darà. Quanto al dialogo, ha più volte chiarito che si fa in Parlamento. E dove dovrebbe farsi? Il guaio è che Berlusconi non ci sta. A tutti gli emendamenti dell’opposizione il governo ha sempre detto no. Quanto alle riforme istituzionali, ha detto “nì” alla famosa bozza Violante (diminuzione dei parlamentari, creazione del Senato federale). Ha detto “nì” ma con un’aggiunta: vuole passare dalla Repubblica parlamentare a quella autoritaria.

Il testardo Bersani non ci sta, ma il fatto è che quel cambiamento non è previsto nella Costituzione. Proprio così: non è previsto, cioè non si può fare. Della Loggia dovrebbe saperlo. Per cui baciare il rospo non servirebbe a niente, resterebbe rospo.
Ricolfi sulla “Stampa” sostiene invece una bizzarra tesi. Secondo lui l’errore lo fece Veltroni quando disse che bisognava trattare sulle regole istituzionali e combattere invece sulla politica del giorno per giorno. Secondo Ricolfi bisognava invece fare l’opposto.
Bizzarro. Le regole vanno condivise, infatti proprio per questo sono previste maggioranze qualificate per approvarle. La politica invece non va necessariamente condivisa e l’opposizione esiste proprio per questo. Così la pensa anche il presidente Napolitano. Sbaglia anche lui?

* * *

Due righe di chiusura. All’epoca del governo Prodi i giornali sapienti che giocano alle buone fatine e non al lupo cattivo, se la prendevano col governo e lo invitavano a venire incontro all’opposizione (cioè a Berlusconi) che nel frattempo trafficava per comprarsi quei pochi voti che sostenevano il governo. Adesso le buone fatine se la prendono con l’opposizione di centrosinistra. Terzisti? Non sembra proprio, stanno sempre dalla stessa parte.

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Finiani al No B-Day

4 dicembre 2009 · Lascia un commento

Partecipare al No B-Day?
Che domande! Certo che bisogna scendere in piazza, e non solamente la sinistra. Infatti, non vedo perché tutti i finiani debbano restare a casa e covare dentro le proprie quattro mura tutti i rancori contro il Premier. Non è una manifestazione in opposizione al governo, ma solo contro Berlusconi. La differenza non è così irrilevante quanto sembra. All’interno della maggioranza attuale ci sono necessariamente persone “valide”. Quante siano non lo so, soprattutto in quest’ultima legislatura, ma alcune persone carismatiche, o comunque con del buon senso, vi sono. Il problema è che anche il potere dei soldi e della corruzione, presente in parlamento, ha fatto, di deputati “validi”, semplici leccapiedi che votano sì: invalidi e corrotti. Gianfranco Fini, evidentemente, dopo anni di leale servizio alla corte del Cavaliere di Arcore deve aver avuto una crisi di coscienza, oppure ha semplicemente inteso che non voleva altri soldi. In questi ultimi mesi si è ribellato all’egemonia monarchica del premier destando lo stupore di tutti quei parlamentari ancora soggiogati dai soldi berlusconiani. Così, un elemento della maggioranza, dopo aver disconosciuto il potere corruttivo del denaro è tornato a far parte della cerchia dei parlamentari “validi” all’interno del Pdl.
Che i deputati pidiellini fiancheggino impavidi Berlusconi con argomentazioni prive di ogni logica è tristemente comprensibile. Non capisco come gli elettori, che non hanno ricevuto compensi, continuino imperterriti a marcare il loro essere “di destra” o “capitalisti” con la difesa dell’operato del Presidente del consiglio. A tutti questi di destra vorrei assicurargli che scendere in piazza al No B-Day non è, e non sarà, assolutamente di sinistra! Lo stesso Fini parteciperebbe se non corresse il rischio di essere riconosciuto.

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La conferma di alcune supposizioni

1 dicembre 2009 · Lascia un commento

E come volevasi dimostrare, ieri da Lerner si è tornati a parlare di Berlusconi. Che non abbia ascoltato il mio consiglio?

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